Luca Perullo
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Hosting sito web aziendale: cloud, VPS o managed? Cosa scegliere senza farsi fregare

L'hosting è la decisione tecnica più sottovalutata e più costosa nel lungo periodo. Differenze concrete e quando scegliere cosa.

L'hosting è il pavimento del tuo sito. Lento o instabile = sito penalizzato e clienti persi. Robusto = tutto il resto può funzionare. Ecco le opzioni reali nel 2026 senza marketing trucchi.

I 4 tipi principali di hosting

1. Shared hosting (Aruba, SiteGround, Hostinger). Tu condividi un server con centinaia di altri siti. €4–15/mese. Va bene per il blog amatoriale, NON per business serio. Performance instabile, sicurezza condivisa, scalabilità nulla.

2. VPS (DigitalOcean, Linode, OVH). Hai una "fetta" virtuale di server, configurabile a mano. €15–80/mese. Buono per chi sa amministrarlo. Senza expertise diventa un buco nero di tempo.

3. Managed hosting (WP Engine, Kinsta, Pressable). Server ottimizzato per WordPress, gestito dal provider. €30–250/mese. Performance e sicurezza top, ma costoso e lock-in al provider.

4. Edge / Serverless (Vercel, Cloudflare, Netlify). Il sito vive su CDN globale, distribuito in 200+ città. €0–50/mese a traffico medio. Performance brutale, scalabilità infinita, perfetto per Jamstack.

Quando scegliere cosa

Sito vetrina piccolo, no grandi ambizioni: shared hosting sopporta. SiteGround o Hostinger entry €8–12/mese. Funziona finché traffico < 5.000 visite/mese.

Sito aziendale strutturato, content marketing attivo: managed hosting WordPress (Kinsta, WP Engine, SiteGround GoGeek). €30–80/mese. Vale la pena: performance, sicurezza, supporto.

E-commerce con SKU > 50: managed hosting o cloud serio (AWS Lightsail, DigitalOcean Premium). €40–150/mese. Performance e2e fa la differenza nel checkout.

Sito Jamstack / Next.js / Astro: Vercel, Cloudflare Pages, Netlify. €0–20/mese di solito. Nessuno batte questa stack su performance.

Web app / SaaS: AWS, Google Cloud, Azure. €50–500+/mese a seconda di traffico. Richiede DevOps competente.

Le 5 cose che differenziano un hosting buono da uno scadente

1. TTFB (Time to First Byte). Quanto impiega il server a iniziare a rispondere. Sotto 200ms = ottimo. Sopra 500ms = problema.

2. Uptime garantito. SLA 99.9% = 8 ore di downtime/anno tollerate. SLA 99.99% = 50 minuti.

3. SSD/NVMe, non HDD. Tutti gli hosting decenti usano SSD ormai. Verifica se non sei sicuro.

4. PHP/Node version recenti. PHP 8.3+, Node 20+. I provider scarsi sono fermi a 7.4 = vulnerabilità.

5. Backup automatici giornalieri. Off-site, ripristino in 1 click. Senza, una volta che ti bucano sei fritto.

Le bandiere rosse

  • Promesse di "spazio illimitato e traffico illimitato" a €5/mese. Non esiste. Limiti nascosti.
  • Nessun pannello che mostra TTFB / uptime reali. Nascondono i dati.
  • Supporto solo via ticket con SLA 48h. Quando il sito è giù, devi avere chat live.
  • Hosting "italiano" che è in realtà rivenduto da provider esteri. Niente di male in sé, ma il prezzo non si giustifica.

CDN — non è opzionale per qualunque sito serio

Anche con hosting buono, un CDN davanti (Cloudflare gratis, BunnyCDN €1–10/mese) accelera il sito del 30–50% e blocca attacchi DDoS gratis.

Setup: 1 ora. Beneficio: massiccio. Da fare sempre.

Migrazione hosting — quando ne vale la pena

Se TTFB attuale > 800ms, se uptime sotto 99.5% nell'ultimo trimestre, se hai avuto un problema di sicurezza, se l'hosting non supporta versioni moderne PHP/Node: migra.

Costo migrazione professionale: €300–1.500 a seconda complessità. Si paga in performance e mancato downtime.

Range di costo annuale realistico

  • Sito vetrina piccolo: €100–200/anno (shared hosting decente + dominio)
  • Sito aziendale strutturato: €400–1.000/anno (managed hosting + CDN)
  • E-commerce: €600–2.500/anno (hosting + CDN + backup + sicurezza)
  • Web app: €1.500–8.000/anno (cloud + database + storage + CDN)

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